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L’isola e la sfida della sostenibilità : crisi della plastica, Salaris scrive ad ANCI Sardegna e al ministro Fratin

Alla Sardegna occorre una soluzione innovativa e strutturale

da Redazione
Gestione plastica in Sardegna

La crisi della raccolta differenziata riapre il dibattito sull’insularità e spinge l’isola verso nuove tecnologie sostenibili

L'isola e la sfida della sostenibilità

Foto di Pete Linforth da Pixabay

Un’isola prima in classifica che si scopre fragile

La Sardegna vanta un primato nazionale singolare. Raccoglie più imballaggi in plastica pro capite di qualunque altra regione italiana. Una virtuosa abitudine quotidiana dei cittadini che si scontra con la carenza di strutture di trattamento. L’architettura industriale dell’isola mostra il fiato corto davanti ai volumi accumulati. I cassonetti pieni e le difficoltà operative dei Comuni raccontano una storia nota. Quella di un sistema calibrato sul presente, incapace di reggere i picchi o le interruzioni degli impianti. Quando le piattaforme locali saturano lo spazio, scatta il piano di riserva. I camion viaggiano verso i porti. Le stive dei traghetti ospitano tonnellate di scarti dirette verso la penisola. I costi lievitano. Il tempo si allunga. L’insularità presenta il suo conto salato.

Gestione plastica in Sardegna

Foto Aldo Salaris – Riformatori Sardi

Il cambio di prospettiva e la tecnologia

Davanti a questo scenario, il coordinatore dei Riformatori Sardi Aldo Salaris ha scelto di investire direttamente le istituzioni, inviando due dettagliate note alla presidente di ANCI Sardegna e al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Il punto di partenza del suo intervento esprime con chiarezza la gravità del momento. “La crisi che sta interessando i Comuni sardi non può essere affrontata continuando a rincorrere l’emergenza. Dobbiamo avere il coraggio di cambiare prospettiva e innovare il sistema, prendendo in considerazione nuove tecnologie come la pirolisi della plastica, che consente di trasformare determinati scarti plastici in prodotti riutilizzabili. Per questo ho scritto alla presidente di ANCI Sardegna chiedendo di aprire un confronto con gli amministratori locali e verificare l’interesse dei territori verso impianti di trasformazione degli scarti in materia riutilizzabile che siano tecnologicamente innovativi ed ecosostenibili.”

L’ispirazione guarda a progetti già attivi sul territorio nazionale, con un riferimento geografico preciso. “L’esempio da seguire potrebbe essere quello di Pettoranello in provincia di Isernia in Molise, un modello che merita di essere studiato anche in Sardegna, per capire se e come possa diventare parte di una nuova filiera industriale dell’Isola visto che, e la cronaca attuale lo conferma, non possiamo più continuare a progettare la gestione dei rifiuti soltanto per affrontare l’emergenza di oggi ma dobbiamo iniziare a costruire la Sardegna dei prossimi 50 anni.”

Il nodo dei costi e il richiamo a Roma

Continuare a spedire scarti oltremare somiglia a una pezza temporanea applicata a un abito logoro. Salaris sottolinea come la combinazione tra eccellenza nella raccolta differenziata e deficit impianto generi un paradosso economico insostenibile per la comunità. “La Sardegna è la prima regione italiana per quantità di imballaggi in plastica raccolti pro capite, ma non dispone di una filiera industriale adeguata a gestire i quantitativi prodotti. Quando la capacità degli impianti non è sufficiente, la plastica deve essere caricata sui camion, trasferita nei porti, imbarcata e portata fuori dall’Isola. Più tempo, più complessità e soprattutto più costi, causati dalla nostra condizione di insularità.”

Da qui la richiesta formale al Governo di coprire i costi infrastrutturali necessari, senza far ricadere le spese sui cittadini sardi.” Per questo ho già scritto anche al ministro Pichetto Fratin, chiedendo che lo Stato dia concreta applicazione al principio di insularità e sostenga gli investimenti necessari per realizzare in Sardegna infrastrutture moderne per la gestione e la valorizzazione della plastica. Un investimento di questa portata deve essere sostenuto dal Governo e non può ricadere esclusivamente sulle casse regionali. L’obiettivo deve essere costruire una filiera industriale sarda, capace di selezionare, trattare e valorizzare la plastica, riducendo progressivamente la necessità di trasferire i rifiuti oltre mare e creando competenze, tecnologia, occupazione ed economia circolare.”

Gestire la quotidianità resta un dovere primario. Trasformare una crisi strutturale nell’occasione per fondare un distretto tecnologico autonomo richiede invece la visione delle scelte di lungo periodo.

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