Roma. C’è un confine sottile, quasi invisibile, che separa l’amore filiale dal parassitismo più spietato. È su questo crinale pericoloso che si muove “Regina Madre”, la tragicommedia di Manlio Santanelli che debutterà giovedì 5 febbraio sul palco di Teatrosophia.
In via della Vetrina, il teatro si fa camera oscura per sviluppare il negativo di un rapporto familiare deformato dal grottesco. La scena vede protagonista Alessandra Ferro, artista che ha ormai abituato il pubblico romano a prove di grande intensità, qui impegnata nella doppia sfida di attrice e regista. Al suo fianco, Claudio Camilli incarna il volto di una generazione sconfitta ma disposta a tutto pur di ottenere un ultimo scampolo di notorietà.

Un ring domestico tra verità e menzogna
La trama è un ordigno a orologeria. Alfredo, giornalista dal matrimonio fallito e dalla carriera stantia, torna a casa della madre, Regina. Quella che appare come una visita di devozione per accudire la genitrice malata si rivela ben presto un’operazione di sciacallaggio emotivo: il figlio non cerca il perdono, ma lo scoop. Vuole documentare, ora dopo ora, il decorso della malattia e l’imminente fine della madre per trasformare il lutto in un successo editoriale.
Tuttavia, Regina non è una vittima passiva. La donna, autoritaria e dominante, risponde colpo su colpo in un balletto di accuse, bugie e ricordi avvelenati. È un duello in cui il comico sfuma nel tragico, lasciando lo spettatore sospeso tra il riso e il disagio, mentre i due protagonisti si inseguono in un labirinto psicologico senza apparente via d’uscita.
A Roma il teatro come spazio di condivisione
La scelta di Santanelli, autore centrale del nostro teatro contemporaneo, conferma la linea editoriale di Teatrosophia: un teatro che non si limita a intrattenere, ma scava nelle piaghe della società e dell’animo umano.
Come da tradizione dello spazio diretto da Guido Lomoro, l’esperienza non si esaurisce con il calare del sipario. Al termine della rappresentazione, il pubblico potrà trattenersi per il consueto aperitivo offerto dalla casa: un momento di confronto necessario per stemperare la tensione del dramma e dialogare direttamente con gli artisti su un’opera che promette di lasciare il segno.