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Olbia chiama MasterChef: il successo di Francesca Apeddu

Dall’ironia di Piperita Patty ai riflettori della TV Francesca Apeddu e le sue sorelle riscrivono il codice dell’eccellenza tra coolness, ricordi preziosi e un tocco di audacia femminile

da Redazione

Olbia. Dimenticate il rigore ingessato e le formalità polverose. Nel cuore vibrante di Olbia, la rivoluzione del gusto ha il volto di tre donne e un nome che è tutto un programma: Piperita Patty. Come l’iconico personaggio di Charlie Brown, il locale di Corso Umberto – insieme al raffinato Himys di via Romana – sprigiona humor, piglio sagace e quella simpatia travolgente che solo chi sa davvero il fatto suo può permettersi. Qui, l’imprenditoria femminile delle nuove generazioni non è solo un titolo, ma un’estetica vissuta. Francesca, Gabriella e Paola Apeddu hanno creato un microcosmo dove la location, curatissima in ogni dettaglio, dialoga con un servizio mai scontato. È quella “formalità scanzonata” a fare la differenza: un’accoglienza che ti fa sentire nel posto giusto al momento giusto, tra design ricercato e un’atmosfera squisitamente internazionale.

Paola Apeddu sul set di MasterChef con Luigi Pomata

Una dinastia del Gusto: da Berchidda al set di MasterChef

Ma non lasciatevi ingannare dalla leggerezza dell’atmosfera perchè dietro ogni calice e ogni piatto batte un cuore tecnico impressionante. Le radici affondano a Berchidda, in una dinastia che ha fatto della ristorazione una missione di vita. L’eredità del padre Pier Paolo, indimenticabile maestro della cucina d’autore, oggi vibra in un “nuovo corso” tutto al femminile. La conferma definitiva di questo percorso d’eccellenza è arrivata recentemente da Cagliari. Sul set di MasterChef, tra i giganti della cucina italiana, Francesca Apeddu è stata l’unica perla della Gallura a brillare tra i giudici commensali. Una vetrina nazionale che non ha fatto altro che certificare ciò che a Olbia è già un culto: Francesca e le sue sorelle sono perle rare di un’imprenditoria che sa coniugare la grazia alla grinta.

Sorelle Apeddu: Francesca, Paola e Gabriella

Olbia e il palcoscenico della Quotidianità

Se la TV ha regalato la platea, il vero show va in scena ogni giorno tra Corso Umberto e via Romana ad Olbia. Le sorelle Apeddu hanno trasformato il ricordo paterno in un’impresa moderna e vibrante, dove la tradizione non è un limite ma una spinta verso il futuro. In un mondo di “copia e incolla”, la loro visione è un manifesto di autenticità: sanno essere regine della tavola senza mai perdere quel sorriso scanzonato che rende ogni loro creazione un’opera d’arte accessibile.

Come riesce a coniugare la tradizione culinaria sarda con l’innovazione e la creatività, e quali sono i piatti che più la rappresentano? 

“La mia cucina nasce tra un connubio tra la tradizione sarda e la contaminazione internazionale. Viaggio molto, e cerco di fare corsi nei paesi che visito. Ogni mio piatto vuole raccontare una storia, di viaggio, di vita, di persone incontrate lungo il percorso. Ipiatti che più mi rappresentano sono sicuramente quelli che ho dedicato a mio padre.Un esempio sono i gyoza ripieni di pecora in cappotto, accompagnati da una salsa agrodolce di pomodoro datterino e cipolle di Tropea. Un piatto che nasce dall’amore di mio padre per i gyoza e il modo inusuale che aveva di servirci la pecora in cappotto: un’insalata di pecora in cappotto con pomodorini e cipolle di Tropea. Io ho cercato di unire questi due elementi per rendergli omaggio, inserendo la pecora in cappotto dentro il raviolo e realizzando una salsa con gli ingredienti dell’insalata.
Un altro piatto forte è sicuramente il ramen sardo messo in carta questo autunno. Si tratta di un ramen cotto come tradizione vuole, ma al quale sono stati aggiunti ingredienti sardi, come il carciofo, le antunne, il maiale sardo. Ma la vera novità sta nella pasta, che è stata sostituita col Filindeu, sfruttandone appieno il suo utilizzo tipico con il brodo. Un altro piatto che ho presentato all’accademia italiana della cucina è la guancia di maiale brasata nel brodo di cottura del Concu, un piatto tipico della tradizione berchiddese (il nostro paese). Il concu è un bollito, che viene servito durante il carnevale. Gli elementi del bollito sono testa di maiale, pancetta, salsiccia, cavolo verza, cipolle, patate, castagne e fagioli, ai quali viene aggiunta la spianata sarda rafferma bagnata nel brodo. Io ho voluto omaggiare questo piatto, che era uno dei cavalli di battaglia di mio padre utilizzando tutti questi elementi in modo molto poco tradizionale. Ho realizzato su concu, filtrato il brodo e brasato con questo e vino bianco le guance di maiale, poi ho realizzato un involtino con le foglie della verza, ripieno di patata, castagne e fagioli, con una base di pane bagnato nel brodo. Credo che questa sia la nostra forza, riuscire a creare cose nuove con piatti della nostra vita”.

Nella partecipazione a Masterchef cosa l’ha più emozionata e la presenza di giudici come Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli cosa le ha suscitato?

“Essere stata chiamata come giudice commensale per l’esterna di MasterChef al Bastione di Saint Remy è stato un onore inaspettato. Ho avuto il piacere di confrontarmi con colleghi che rappresentano l’eccellenza della nostra isola: un’occasione preziosa per fare rete e condividere visioni. Ci siamo divertiti a vestire i panni dei clienti in una produzione televisiva imponente, osservando i ragazzi sfidarsi per conquistare quel mestiere che per noi è quotidianità. Un momento fuori dal tempo, divertente e formativo, che ci ha permesso di metterci alla prova in un contesto decisamente fuori dall’ordinario. Siamo stati affiancati dallo chef Barbieri per tutto il tempo, è stato un ottimo padrone di casa e una guida solida per i ragazzi in gara. Trovarsi al cospetto di una produzione così immensa, al cospetto di personalità così importanti nel panorama della cucina è stato quasi intimidatorio, ma molto stimolante”.

Come si sente  a portare avanti l’eredità di tuo padre Pier Paolo, chef di lungo corso e di grande talento? Come ti ha influenzato la sua esperienza e la sua passione per la cucina?

“Quando babbo è mancato per noi è stato molto difficile portare avanti l’azienda. Nessuno avrebbe scommesso su di noi, e invece io, le mie sorelle e mia madre ci siamo rimboccate le maniche e abbiamo portato avanti il nostro progetto di famiglia, senza colui che era la nostra colonna portante. Nostro padre era un vero talento della cucina e misurarsi con lui non è stato semplice. C’era il peso del confronto, l’insicurezza di fare un mestiere che fino ad allora non era il mio, la paura di fallire. Per i primi mesi eseguivo solo le sue ricette, e piano piano ho iniziato a proporre i miei piatti, che contro le mie aspettative hanno avuto un ottimo riscontro. Ad oggi sono quasi sei anni che ho preso il suo posto alla guida della cucina del Piperita Patty e posso dire dire che sono felice della scelta che ho fatto. Ciò che la mia cucina ha in comune con quella di mio padre è senz’altro un profondo legame con la cucina sarda, che è la base di partenza di quasi tutti i nostri piatti, che si fondono con la cucina internazionale e tecniche moderne”.

Qual è il segreto del successo dei suoi ristoranti, e come fa a mantenere l’equilibrio tra la gestione del business e la passione per la cucina?

“Il successo del Piperita lo possiamo racchiudere in tre parole, che non sono altro che il motto di nostro padre: amore, passione e sentimento. Cerchiamo di mettere queste tre cose in tutto ciò che facciamo. Per noi il cibo è essenzialmente condivisione, raccontare storie e far vivere un’esperienza. Cerchiamo di garantire la qualità, ma con un servizio che sia attento, ma informale. Vogliamo che il cliente da noi si senta a casa, che senta che ci prendiamo cura di lui come la domenica quando si va a pranzo dalla nonna. È difficile far coincidere la gestione del business con la passione per la cucina, ed è per questo che funziona la sinergia tra le nostre abilità. All’interno dell’azienda ognuno ha un ruolo ben definito, cosa che serve per supportarci ma anche limitarci laddove sia necessario”.

Una domanda che non posso trattenermi dal farle: chi di vuoi tre è Piperita Patty?

 “Paola, la sorella magra e piena di tatuaggi. Io e Gabriella siamo molto più tranquille”.

Come non amarle al primo assaggio?!…

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