OLBIA – Esistono luoghi che nascono con il destino già impresso nelle linee della loro architettura. Spazi in cui il design non è un semplice ornamento, ma un’estensione del pensiero, un palcoscenico dove l’esclusività sposa la bellezza più autentica. Lo Spazio Frau di Olbia, lussuoso crocevia di forme e tendenze fortemente voluto da Daniele Frau e dalla curatrice Daniela Cittadini, è esattamente questo: un salotto internazionale dove l’arte contemporanea trova una nuova, sofisticata dimora.

L’artista non si risparmia e decora tele, piatti dipinti ed entusiasma con la magia dei colori catturati en plein air
Ad Olbia per inaugurare questa stagione di pura ricerca estetica, la scelta è caduta su una figura magnetica, capace di racchiudere in sé le geografie del mondo. Sonia Grineva, pittrice di fama globale con radici a Mosca e un’affermazione artistica sbocciata tra i grattacieli di New York, ha scelto questo angolo di Gallura per la sua attesissima prima mostra personale in terra sarda. Ventotto opere esclusive, tra maestose tele e raffinate ceramiche plasmate e dipinte a mano, che raccontano una storia d’amore vibrante: quella tra la tavolozza dell’artista e l’anima ancestrale della Sardegna. Cresciuta in un ambiente d’alta cultura, figlia di uno scienziato e di una storica, la Grineva fluttua da anni in una dimensione cosmopolita. Eppure, è in quest’isola — dove ormai risiede per gran parte dell’anno — che la sua pittura ha trovato una nuova, folgorante epifania di luce. Le sue opere, celebri nel collezionismo internazionale per quell’uso iconico e profondo di un verde misterioso e ipnotico, diventano allo Spazio Frau un canto lirico alla macchia mediterranea, al vento che modella le rocce e ai riflessi di acque che non hanno eguali nel mondo.Un vernissage glamour, intimo e curatissimo, che consacra la Sardegna non solo come meta d’élite, ma come musa generatrice di stili. Abbiamo incontrato Sonia Grineva per farci guidare dietro le quinte del suo viaggio cromatico.

Il nostro incontro alla mostra di Olbia con Sonia Grineva
Sonia, la tua prima volta espositiva in Sardegna avviene in uno spazio ad alto tasso di design e suggestione possiamo ammirare oltre venti opere tra tele e ceramiche. Come racconteresti il processo creativo che ha dato vita a questa collezione e in che modo la natura dell’isola si è insinuata nelle tue tele?
«Sono rimasta letteralmente stregata dalla purezza incontaminata di quest’isola fin dal mio primo viaggio, una decina di anni fa. C’è un’energia misteriosa, un magnetismo ancora sconosciuto che ha acceso la mia urgenza di artista e mi ha spinto a stabilire qui la mia casa. Creare in Sardegna significa lasciarsi sopraffare dalle sue fioriture: il giallo accecante delle ginestre, le colline avvolte dal bianco e dal rosa del cisto, il profumo ipnotico dei gigli di mare sulla spiaggia. Nel mio giardino mi lascio guidare dai contrasti, dal fucsia delle bocche di leone al blu profondo degli iris. Persino il vento, con la sua forza quasi teatrale, e i canti degli uccelli migratori diventano melodie visive, sinfonie del territorio che trascrivo direttamente sulla tela.»

Foto a sinistra @SoniaGinevra a destra la curatrice @DanielaCittadini
Il tuo linguaggio pittorico è internazionalmente riconosciuto per una straordinaria sensibilità cromatica, dove un verde profondo e misterioso emerge spesso come firma d’autore. Che valore ha per te questa sfumatura così ancestrale?
«Per me ogni colore è pura emozione, ma il verde custodisce un segreto speciale. È indubbiamente la tonalità che più amo, in ogni sua possibile declinazione. Spesso mi accorgo di stenderlo sulla tela in modo quasi inconscio, senza pianificare un significato rigido. Più che un simbolo intellettuale, il verde è per me uno stato d’animo: è l’accordo perfetto che mi trasmette un senso assoluto di armonia e connessione profonda con tutto ciò che vibra intorno a noi.»
La tua evoluzione artistica unisce il rigore accademico di Mosca alla libertà espressiva e al dinamismo del mercato di New York. Come convivono queste due anime così diverse quando dipingi nel silenzio della Sardegna?
«Mosca rappresenta le mie fondamenta: lì ho ricevuto una formazione tradizionale, severa, che mi ha dato gli strumenti tecnici indispensabili e ha radicato in me un amore viscerale per la grande arte. New York, al contrario, è stata l’esplosione dell’esperienza, il luogo delle opportunità, del confronto continuo con i collezionisti e della sperimentazione totale. La Sardegna, oggi, è la sintesi perfetta: qui la tecnica russa e la libertà americana trovano il tempo ideale per respirare, trasformandosi in pura emozione visiva.»
Allo Spazio Frau ad Olbia vediamo un percorso eclettico che spazia dagli oli su tela alle ceramiche lavorate a mano. Come scegli la superficie adatta per le tue visioni?
«In questa mostra ho voluto far dialogare soprattutto oli e acquerelli, superfici diverse per catturare frammenti di ricordi o dichiarazioni visive. Per me l’arte è anche una questione di materia: utilizzo solo supporti di eccellenza assoluta, come la carta fatta a mano di Amatruda o i pigmenti Old Holland. Non è solo per una questione di durata nel tempo, ma per una vera e propria collaborazione fisica. I materiali non sono strumenti inerti, sono i miei compagni di lavoro, i miei partner d’elezione nel dare forma alla bellezza.»

Foto a sinistra @Frau con @GiovanniPacifico