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Al Teatro Quirino di Roma va in scena Ghenos – l’eredità dei padri

Una discesa psichedelica e feroce nel mito degli Atridi, che trasforma il dramma antico nello specchio brutale di una generazione senza più maestri.

da Redazione
roma

Roma. C’è un’eredità che non si misura in palazzi, titoli o lasciti dorati. È un’eredità invisibile, liquida, calda, che scorre nelle vene e che si chiama sangue. Quello stesso sangue che unisce indissolubilmente il mondo dei vivi a quello dei morti e che, a volte, si trasforma in una condanna senza appello. Stasera, giovedì 11 giugno 2026 alle ore 21:00, il prestigioso Teatro Quirino di Roma si fa tempio di questa riflessione ancestrale ospitando “Ghenos – L’Eredità dei Padri”, una produzione indipendente scritta e diretta da Joyce Conte.

Inserito nella splendida cornice dello storico teatro romano, a due passi dalla Fontana di Trevi, lo spettacolo è un fulmine a ciel sereno nel panorama teatrale contemporaneo. Una rappresentazione a ingresso libero che promette di scuotere le coscienze, patrocinata dallo stesso Teatro Quirino Vittorio Gassman e dalle Officine Quirino Scuola d’Arte Drammatica.

Un Convivio di Sangue e Allucinazioni La sinossi è un brivido noir che affonda le radici nella classicità più pura. Micene è nel caos. Il re, Agamennone, il Signore di Uomini, è appena tornato dalla sanguinosa spedizione di Troia e subito viene trucidato, sacrificato come un cervo sull’altare di una vendetta domestica. Nella reggia, l’atmosfera si fa claustrofobica: viene allestito un banchetto funebre a cui siedono solo i suoi figli. Oreste, Elettra, Crisotemi e persino Ifigenia – che siede al tavolo sebbene già defunta, fantasma di un passato impossibile da ignorare.

L’aria è satura di tensione, esasperata dall’ombra ingombrante e minacciosa di Clitemnestra, madre manipolatrice e assassina. Ma la vera trappola è nel cibo. Serviti da due enigmatici oracoli, i piatti di questo macabro convivio si rivelano pietanze indigeste: sono i peccati, le colpe e le aberrazioni dei genitori. I figli saranno costretti a divorarle, morso dopo morso, fino alla nausea, fino alla follia, in un crescendo di allucinazioni che costringe il pubblico a chiedersi: si può davvero sopravvivere al peso della propria stirpe?

Il Grido di una Generazione Tradita La genialità dell’operazione di Joyce Conte risiede proprio nelle note drammaturgiche. Il termine greco Ghenos (Stirpe) non è qui inteso come un rassicurante nido familiare, ma come una catena biologica e spirituale che trasmette, insieme al prestigio, anche vizi, malattie e deviazioni. Se la stirpe è maledetta, i figli sono condannati ad assimilare il male.

Nelle mani del regista, il mito degli Atridi diventa così la metafora perfetta, dolorosa e attualissima, del dramma delle nuove generazioni. Lo spettacolo incarna il grido disperato di una gioventù frustrata, schiacciata da ambizioni enormi e responsabilità non sue, costretta a ereditare un mondo in rovina da padri e madri terribili. Sul palco del Quirino si consuma il ritratto di una famiglia marcescente e priva di valori, specchio di una società che ha lasciato i propri giovani senza punti di riferimento, immobilizzati in una prigione di pessimismo e rabbia, incapaci di cambiare un pianeta che sta sprofondando nel baratro.

In appena un’ora di intensa performance, il cast – che vede schierati Marta Bifano, Letizia Garaffa, Anastasia Bonarrigo, lo stesso Joyce Conte, Marta Pappalardo, Flora Rossitto, Brando Di Placido, Teresa Massari, Giuliana Pizzuti e Umberta Somma – supportato dalla direzione tecnica di Enzo Sellitto, dalle luci di Sasha Donninelli e dalla locandina di Carla Calandra, promette di mettere in scena non solo una tragedia greca, ma il nostro presente. Un appuntamento imperdibile per chi crede che il teatro debba ancora essere il luogo in cui guardare in faccia i nostri mostri peggiori.

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