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Olbia, Valentina Langiu e Boudicca: quando il podio si conquista in due

La campionessa sarda centra argento e bronzo al Campionato Italiano di Canicross. Una storia di resilienza, amicizia e di uno sport che rimette l'uomo al suo posto: accanto al suo cane

da Redazione
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Olbia.La prima volta che ho incontrato Valentina Langiu ero ai bordi di un tracciato di canicross. Non ricordo esattamente il vento, né il rumore dei cani che scalpitavano ai nastri di partenza, ma ricordo benissimo lei: concentrata, determinata, con quella luce negli occhi di chi sa esattamente perché è lì e non ha bisogno di spiegarlo a nessuno. Da quel giorno non ho mai smesso di ammirarla.

Valentina è una di quelle persone che la vita sembra mettere alla prova con una certa insistenza, quasi volesse verificare fino a dove arriva la sua tenacia. E lei, ogni volta, risponde nello stesso modo: non si arrende. Non si è arresa quando il fisico ha detto basta, non si è arresa quando l’età avrebbe offerto una scusa comoda per rallentare, non si è arresa quando avrebbe avuto tutto il diritto di farlo. Ha rimesso le scarpe da corsa, ha rimesso la pettorina a Boudicca, ed è ripartita — con quella cocciutaggine orgogliosa e bellissima che è il suo marchio più autentico. Ma quello che mi ha colpito di più, nel tempo, non è solo la campionessa. È la donna. Quella che ha saputo trasformare la sua passione per lo sport e per i suoi cani in un mondo condiviso, aperto, capace di includere sua figlia Leila in modo naturale e profondo. Vederle insieme a bordo gara — la grinta di una, il tifo dell’altra — è una di quelle immagini che ti restano dentro senza che tu sappia bene perché. Forse perché raccontano qualcosa di raro: una passione che non isola, ma unisce. Scrivo di lei con la stima di chi la conosce sul campo e con l’affetto di chi, in quegli anni passati tra polvere e cronometri, ha avuto il privilegio di chiamarla amica.

Ci sono vittorie che si misurano in centesimi di secondo e vittorie che si misurano in anni. Quelle di Valentina Langiu appartengono a entrambe le categorie, e forse è proprio questa doppia natura a renderle così difficili da dimenticare per chi la segue da tempo, dalla Sardegna e non solo. Al Campionato Italiano di Canicross, la conduttrice olbiese ha conquistato il secondo posto nella categoria vet 1 woman e il terzo posto assoluto femminile. Sul tracciato, come sempre, non era sola: accanto a lei — anzi, davanti a lei, a tirare con quella forza sproporzionata rispetto alla taglia — c’era Boudicca, la sua cane. Bou Bou. Il motore piccolo e inarrestabile di un binomio che funziona perché si fida, non perché è addestrato a obbedire.

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Bisogna capire cos’è il canicross per capire cosa ha fatto Valentina

Non è semplicemente correre con il proprio cane al guinzaglio. È uno sport agonistico in cui il conduttore viene trainato dall’animale tramite una linea elastica collegata a una pettorina ergonomica: nessuna costrizione, nessun obbligo per il cane. Se corre, corre perché vuole. Se tira, tira perché è felice di farlo. Il ritmo lo detta lui, e il conduttore impara ad ascoltarlo, a seguirlo, a non spezzare mai quella corrente di fiducia reciproca che è l’unico vero segreto tecnico di questo sport.

In un’epoca in cui il rapporto tra l’uomo e l’animale viene spesso ridotto a performance social o a proiezioni sentimentali, il canicross propone qualcosa di radicalmente diverso: una partnership autentica, costruita sul campo, chilometro dopo chilometro, uscita dopo uscita, con rispetto e con pazienza. Non si improvvisa. E non si finge. Valentina lo pratica da dieci anni. E in dieci anni ha capito una cosa che molti atleti impiegano una carriera intera a scoprire: che i tuoi limiti non sono dove pensi che siano.

La stagione che ha portato a questo podio è iniziata nel peggiore dei modi

Un infortunio serio, a febbraio dell’anno scorso, ha fermato tutto. Ha fermato gli allenamenti, i piani, le aspettative. A 43 anni, uno stop prolungato non è solo una questione fisica: è un confronto con se stessi che può fare molto più male dei muscoli affaticati. Ricominciare da zero — o quasi — richiede un tipo di coraggio silenzioso che le classifiche non registrano mai.

Il coach Mattia Minori ha costruito il percorso di recupero con precisione chirurgica, adattando la preparazione a un fisico che doveva ritrovare se stesso senza forzare i tempi. Il risultato, sul tracciato del campionato, ha parlato da solo. Certi tempi, a certe condizioni, non sono dati. Sono conquistati. Ma il podio nella narrativa di Valentina, non è mai solo suo. È una storia corale, e lei non ha nessuna difficoltà ad ammetterlo — anzi, sembra proprio quello il punto di cui va più fiera.

C’è Elisa Paltro, la sua rivale storica, che quest’anno l’ha preceduta e che Valentina cita con ammirazione genuina, senza diplomazia di facciata. Una sportività che in certi ambienti agonistici è merce rara, e che qui sembra invece la norma. C’è Adriano Bernetti, con cui in gara si è costruita una di quelle battaglie all’inseguimento che rendono il canicross appassionante anche per chi lo guarda dalla riva. C’è il gruppo Canicross SardegnaItalo Orrù, Giuseppe Pirisi, Roberta Podda — una comunità che porta l’isola in gara con la stessa intensità con cui l’isola li segue da casa. E c’è Leila, sua figlia, presenza fissa nelle trasferte più importanti da un decennio. Il suo tifo non è una cornice: è struttura portante. È quella voce che nei momenti in cui il corpo vorrebbe fermarsi diventa l’unica cosa che si riesce ancora a sentire.

E poi c’è Bou Bou. Piccola, nervosa, un fascio di muscoli e istinto racchiuso in una taglia che non lascerebbe presagire nulla di quello che è capace di fare. Valentina la descrive con quella precisione affettuosa di chi ha imparato a leggere un altro essere vivente senza mediazioni: “quando il fisico molla, la testa fa tutto.” E Boudicca è testa, è grinta, è quella componente irrazionale e meravigliosa che trasforma una prestazione buona in qualcosa che supera ogni aspettativa razionale.È lei che tira quando le gambe di Valentina cominciano a pesare. È lei che mantiene il ritmo quando la mente vorrebbe rallentare. È lei, in un senso molto concreto, che porta entrambe sul podio.

Il canicross non è ancora uno sport di massa in Italia, ma chi lo conosce fatica a immaginare qualcosa di più onesto

Non ci sono scorciatoie, non ci sono artifici. C’è un essere umano e c’è un cane, e tra loro o esiste una relazione vera o non esiste niente — e si vede subito, sul tracciato, senza possibilità di equivoco. Valentina Langiu e Boudicca quella relazione l’hanno costruita nel tempo, con cura e con rispetto. E ogni podio, ogni medaglia, ogni gara ben corsa non è che la conseguenza naturale di questo: due esseri che si fidano l’uno dell’altra abbastanza da correre insieme, veloci, liberi, senza che nessuno dei due debba rinunciare a se stesso per stare al passo con l’altro.

Sul suo profilo Facebook Valentina scrive : “Felice? Sì. Soddisfatta? Alla grande”E chi la segue da anni, dalla Sardegna e non solo, non potrebbe che essere d’accordo con lei.

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