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Donatella Busini: l’equazione perfetta tra il telescopio e la scena

Fisica, dirigente e attivista: l'attrice che spiazza Roma con la forza del pensiero critico e un’aria eterea che nasconde un’anima "tosta" e anticonformista

da Redazione
donatella busini

Roma. C’è qualcosa di profondamente astronomico in Donatella Busini. Non è solo per quella laurea in Fisica che si porta dietro come una bussola, né per la carriera da dirigente aziendale che gestisce con pragmatica fermezza. È lo sguardo: un mix di distacco analitico e calore umano che la rende capace di passare da un monologo irriverente di stand-up comedy a una riflessione sui diritti civili senza mai perdere un atomo di credibilità. Romana, poliedrica, “secchiona” per sua stessa ammissione, la Busini è una creatura rara nel panorama culturale odierno. Fondatrice della Ipazia Production casa di produzione indipendente attiva nell’ambito del teatro e della cultura.— omaggio alla scienziata atea trucidata per le sue idee — Donatella non ha paura delle parole “scomode”. L’autrice in tale ambito si è  avvalsa spesso della regia di Mauro Toscanelli. Tra le produzioni più rilevanti nate da questo sodalizio ricordiamo:

  • VIVIEN. (2024): Uno spettacolo dedicato alla complessa vita dell’attrice Vivien Leigh, esplorando il suo talento e la sua fragilità psichica.
  • Io ed Elena (2022-2023): Un’opera che indaga il rapporto tra due donne e la ricerca della propria identità, rappresentata in diversi teatri romani come il Teatro Lo Spazio e il Teatro Trastevere.
  • Madre: Un progetto teatrale presentato in contesti prestigiosi, tra cui il Museo Madre di Napoli nel 2019.

donatella busini

L’abbiamo incontrata  qualche settimana fa  lontana dalla sua Roma. A Sanremo, seduta di fronte al mare, in un momento di pausa tra uno spettacolo e l’altro, è stato colto l’attimo fuggente per farci raccontare come si vive in equilibrio tra la razionalità del numero e l’urgenza della scrittura.

 “Siamo solo all’inizio del mare”

Donatella, la tua è una storia atipica. Dirigente attrice e autrice. Come convivono in te la bambina col teatrino e quella col telescopio?

“Hanno finalmente trovato un equilibrio. Intorno ai quarant’anni ho sentito l’urgenza di bilanciare i miei due emisferi. La mia parte razionale e analitica, nutrita dagli studi di fisica e dall’attività imprenditoriale, aveva bisogno della creatività per non esaurirsi. Ma attenzione: studiare fisica mi ha aiutato a scrivere. È una materia che richiede un’immaginazione immensa per comprendere l’universo. Oggi quella bambina ha smesso di guardare solo il telescopio, ma non ha perso di vista la ricerca continua”.

Ti definisci una “tignosa” della documentazione. Quanto pesa il tuo background scientifico nel tuo modo di fare attivismo e teatro?

“Moltissimo. Sono una grandissima secchiona: quando scrivo devo approfondire, quando faccio dichiarazioni devo confrontare le fonti. Per me la scienza è la fonte più attendibile e il mio rapporto con la razionalità è totale. Anche la scelta del nome della mia casa di produzione, Ipazia, non è un caso: lei è stata la prima scienziata e filosofa atea, uccisa dal fanatismo. Contro quell’oscurantismo io combatto ogni giorno, che sia attraverso un post sui social o un monologo a teatro”.

Dalla stand-up comedy alla scrittura di un romanzo giallo, passando per il femminismo. Qual è il filo rosso che unisce queste esplorazioni?

“L’urgenza di andare contro l’appiattimento e la censura. La censura è una cosa che mi fa mandare in bestia. Che io scriva di dinamiche narcisistiche in “Io ed Elena” o che faccia stand-up davanti a una generazione “poco alfabetizzata” emotivamente, l’obiettivo è lo stesso: scardinare i tabù. La scrittura comica, poi, è la sfida più difficile: devi abbassare il livello del linguaggio senza tradire la profondità del messaggio. Resto una donna alla ricerca di strumenti per migliorare se stessa e la società”.

Spiazzi spesso chi ti osserva: un’aria quasi eterea ma un carattere che definisci “irascibile” di fronte alle ingiustizie. Ti senti un po’ bipolare in questo?

“Diciamo che sono alla ricerca costante di un equilibrio. Qualcuno pensa che io sia anestetizzata emotivamente perché sono iper-razionale, ma non è così. Piango per quello che accade nel mondo, per lo scempio che stiamo facendo a questo pianeta. Mi incazzo — anche in malo modo — quando vedo un’ingiustizia ripetuta, nel lavoro o nel quotidiano. La mia è una rabbia etica, rafforzata da anni di attivismo serio. Non riesco a stare zitta, la Murgia resta il mio punto di riferimento: una donna che manca tanto a questo tempo”.

Guardando al futuro, dove ti porterà questa tua “navigazione”?

“Non so dove sarò tra cinque anni e mi piace così. Rispetto all’universo e alla conoscenza, credo che abbiamo appena cominciato a mettere i piedi nell’acqua. Abbiamo fatto un passetto negli ultimi duecento anni, ma c’è tutto il mare da navigare. Lo farò con la razionalità, con la creatività e con un grande amore per l’inesplorato. Senza mai accettare le “favolette” preconfezionate”.

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