Padru, Gallura. Poco più di 1.800 abitanti e una biblioteca comunale che è molto più di un semplice servizio: è un centro culturale vivo, frequentato, riconoscibile. Dietro questo risultato c’è Salvatore Gusinu, il bibliotecario che la gestisce e che nelle scorse settimane ha tagliato un traguardo fuori dall’ordinario — la sua quarta laurea, conseguita con lode.
Non è un primato esibito per vanità. Ogni percorso accademico ha risposto a un bisogno preciso, colmando un gap di competenza specifico e rendendo il lavoro quotidiano più consapevole ed efficace. Lettere Moderne nel 2007, la specialistica in Filologia Moderna, poi Beni Culturali nel 2023 e infine la magistrale in Industria Culturale, Arti e Comunicazione. Una traiettoria coerente, costruita conciliando studio, lavoro e impegni amministrativi che spaziano dalla gestione scolastica all’organizzazione di eventi culturali sul territorio.
La sua tesi più recente affronta un tema tutt’altro che astratto: le trasformazioni delle biblioteche nell’era digitale. La sua posizione è netta — le biblioteche non sono destinate all’obsolescenza, ma a reinventarsi come centri attivi di comunità, inclusione e crescita personale. Uno spazio dove pedagogia, biblioteconomia e comunicazione culturale si intrecciano ogni giorno, richiedendo professionisti capaci di muoversi tra archivi cartacei e piattaforme digitali con eguale competenza. La passione per i libri nasce nell’infanzia, in una famiglia dove ogni mese arrivava un volume nuovo, letto e riletto fino all’acquisto successivo. Nel tempo si è trasformata in missione professionale. Durante la pandemia quella missione ha preso una forma concreta e creativa: lettore pubblico online per i bambini, ogni giorno alle 18, con storie scritte da lui, ambientate in Sardegna, scenografie e personaggi costruiti artigianalmente. Un punto fermo nel disorientamento del lockdown per molte famiglie della comunità. La quinta laurea è già nel mirino per settembre che interesserà Scienze storiche e archeologiche (preferendola a Psicologia).Perché per Salvatore Gusino imparare non è mai stato un traguardo. È uno stile di vita.

Salvatore Gusinu e la biblioteca
Il punto di partenza è la biblioteca. Non come istituzione astratta, ma come luogo fisico e umano in cui Gusino ha scelto di radicare la propria vita lavorativa. Un ambiente che molti considerano ancora oggi come residuale rispetto alle trasformazioni digitali in corso, ma che chi lo frequenta dall’interno conosce come uno degli spazi sociali più complessi e necessari del territorio. Gestire una biblioteca oggi significa molto più che catalogare volumi e rispettare il silenzio: significa programmare attività culturali, costruire percorsi di avvicinamento alla lettura per fasce d’età diverse, rispondere a bisogni formativi che spesso non trovano altri canali, mediare tra un patrimonio cartaceo consolidato e le nuove esigenze di un pubblico che si è abituato alla velocità del digitale.
È in questo contesto che la formazione accademica di Salvatore Gusinu acquista il suo senso più preciso. Ogni laurea ha aggiunto uno strato di competenza a un profilo professionale che richiede, per essere svolto davvero bene, una visione ampia e interdisciplinare. La pedagogia, la biblioteconomia, la comunicazione culturale, le trasformazioni del sapere nell’era digitale: sono ambiti che si intrecciano costantemente nel lavoro quotidiano di un bibliotecario contemporaneo, e che Gusinu ha scelto di affrontare con rigore accademico invece di limitarsi all’esperienza sul campo.
La sua tesi di laurea più recente, conseguita con lode, affronta direttamente il tema delle trasformazioni delle biblioteche nell’era digitale. Un argomento che potrebbe sembrare specialistico, ma che in realtà tocca questioni di larghissima portata sociale: il futuro dell’accesso alla cultura, il ruolo degli spazi pubblici di sapere in una società sempre più frammentata, la capacità delle istituzioni culturali di restare rilevanti per le nuove generazioni senza tradire la propria missione originaria.
Anche in Sardegna è tempo di biblioteche 4.0?
La posizione di Gusino su questi temi è netta e documentata: le biblioteche non sono destinate all’obsolescenza. Sono, semmai, chiamate a una trasformazione profonda del proprio ruolo, da depositi passivi di libri a centri attivi di comunità, inclusione e crescita personale. Una trasformazione che richiede professionisti preparati, capaci di muoversi con eguale competenza tra un archivio cartaceo e una piattaforma digitale, tra una sezione ragazzi e un laboratorio di media literacy per adulti.
La passione per la lettura, in questo quadro, non è un elemento ornamentale della biografia di Gusinu. È il motore che ha tenuto in moto tutto il resto. Nata nell’infanzia, in una famiglia dove ogni mese arrivava un libro nuovo per lui e i suoi fratelli, letto e riletto fino al successivo acquisto, si è progressivamente trasformata da piacere personale a orientamento professionale, fino a diventare qualcosa che assomiglia a una missione. Non nel senso retorico del termine, ma in quello più concreto e quotidiano: la convinzione che mettere le persone in contatto con i libri giusti, nel momento giusto, possa effettivamente cambiare qualcosa nella loro vita.
È questa convinzione che ha spinto Gusinu, durante il periodo della pandemia, a inventarsi lettore pubblico online per i bambini impossibilitati a frequentare la biblioteca. Un’iniziativa nata per necessità e cresciuta per creatività: dalle storie della tradizione ai racconti scritti personalmente, ambientati in Sardegna, con scenografie e personaggi costruiti artigianalmente. Ogni giorno alle 18, un appuntamento fisso che per molte famiglie ha rappresentato un punto fermo nella disorientante quotidianità del lockdown. Potrebbe sembrare una storia fuori dal comune la sua visto che dopo la prima laurea non si è più fermato , eppure per lui è semplicemente la naturale conseguenza di una passione che non si è mai spenta. Parliamo di un impiegato della biblioteca di Padru che, nel tempo, ha collezionato qualcosa di più unico dei libri che cataloga ogni giorno: quattro lauree. Lo abbiamo incontrato per capire cosa si nasconde dietro questa straordinaria voglia di sapere.
La prima laurea risale al 2007. Da lì come è iniziato tutto?
“La prima l’ho conseguita in Lettere Moderne, poi ho continuato con la specialistica in Filologia Moderna — all’epoca si chiamavano così. Sono rimasto nell’ambito letterario, che è sempre stata la mia grande passione. Poi nel 2023 mi sono laureato in Beni Culturali e adesso ho appena concluso una magistrale in Industria Culturale, Arti e Comunicazione — perfettamente inerente al mio lavoro in biblioteca. È stato tutto molto naturale, un percorso che si è costruito da solo.”

Il suo lavoro è tutt’altro che semplice. Come riesce a conciliare tutto?
“Non è semplice, lo ammetto. Mi occupo di pubblica istruzione, spettacolo, sport, turismo — mensa scolastica, trasporto scolastico, impegni di spesa, parte amministrativa e burocratica. Organizzo gli aperitivi d’autore, gli spettacoli estivi… c’è sempre molto. Ma per me studiare è come leggere: un momento di evasione, di piacere puro. Non è un dovere, è un relax. E poi ho il mio segreto: mi sveglio alle quattro di mattina per studiare, quando la mente è fresca e il silenzio aiuta. Finché avrò questa passione, continuerò.”
Quattro lauree e già pensa alla quinta. Quale sarà?
“Ho due opzioni sul tavolo. Psicologia mi affascina molto — c’è il corso a Sassari. Ma ho sentito che potrebbero aprire una magistrale in Scienze Storiche e Archeologiche, e quella era una delle mie mete da sempre. Non esisteva in Sardegna, quindi se aprisse sarà quasi certamente quella. L’obiettivo è iscrivermi già a settembre.”
Un messaggio ai giovani della Sardegna e non solo che hanno abbandonato o rimandato i loro sogni formativi?
“Direi loro che oggi, rispetto a vent’anni fa, ognuno può davvero trovare la propria strada. Quando mi sono iscritto io esistevano Lettere Moderne o Lettere Classiche — punto. Oggi i percorsi si moltiplicano: giornalismo, comunicazione, indirizzi specifici per ogni interesse. Lo stesso vale per le superiori. E poi le lezioni online hanno abbattuto ogni scusa: puoi studiare senza seguire in aula, ai tuoi ritmi. Sarebbe un vero peccato non sfruttare questa opportunità. Lo studio non è mai troppo tardi — e non finisce mai di sorprendere.”