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Porto Cervo: Marco Quaglia svela l’alchimia di “Per questo Amore”

Oltre il destino avverso arriva la consacrazione letteraria di un uomo che ha scelto la libertà

da Redazione

Porto Cervo. C’è un’eleganza rara nel modo in cui Marco Quaglia abita il mondo, un’eleganza che non appartiene agli abiti, ma alla profondità di chi ha saputo guardare il buio dritto negli occhi e ne è uscito con una penna in mano. Lo scrittore che ha scosso il panorama letterario con una narrazione carnale e viscerale si appresta a lanciare il suo nuovo atteso lavoro, “Per questo Amore”, in uscita il prossimo 20 febbraio 2026. Ma non cercatelo tra gli scaffali virtuali dei giganti del web: Quaglia ha scelto l’indipendenza assoluta, offrendo la sua opera esclusivamente attraverso il proprio sito ufficiale. Uomo dal carisma silenzioso e dallo sguardo che tradisce una storia di rinascita, lo abbiamo incontrato tra i riflessi smeraldo di Porto Cervo per farci raccontare questa rivoluzione che profuma di libertà.

Marco, la sua scrittura è stata descritta come un “fiume in piena”. Da dove sgorga questa febbre narrativa che ha dato vita a “Per questo Amore”?

“Vede, per me scrivere non è mai stato un vezzo intellettuale, ma una resa incondizionata. Quando i miei personaggi decidono di palesarsi, non bussano garbatamente: sfondano la porta. In questo romanzo l’urgenza era tale che ho dovuto assecondarli per non esserne travolto. Volevo mappare quel confine sottile dove i segreti di ieri impattano contro la durezza del domani. È un libro scritto al ritmo del polso: frenetico, vitale e, a tratti, spietato”.

In questa trama, le note di “No potho reposare” risuonano come un’eco costante. Qual è il peso specifico della Sardegna nella sua opera?

“Quella non è una canzone, è una diagnosi dell’anima. È il battito atavico di una terra che non sa amare a metà. Nel romanzo, quelle note non sono un semplice arredamento sonoro; sono la bussola emotiva di chi deve districarsi tra malinconia e forza bruta. Appartengo a quest’Isola e i miei personaggi ne portano i tratti: sono di granito, ma con crepe profonde attraverso cui filtra la luce”.

Il 20 febbraio compirà un gesto quasi “scandaloso” per il mercato odierno: vendere il romanzo esclusivamente sul suo sito. Un atto di coraggio o una provocazione?

“Diciamo che è un appuntamento galante senza testimoni (ride, ndr). Credo che il legame tra autore e lettore debba recuperare quella sacralità quasi confessionale, lontano dai filtri e dagli algoritmi che oggi decidono cosa dovremmo amare. Dopo aver lottato per riprendermi la mia vita, volevo riprendermi anche la mia voce. È un atto di dignità: questo libro è un “corpo a corpo” tra me e chi avrà voglia di scaricarlo. Senza intermediari, come le cose vere”.

Cosa troveremo tra le pagine di questo nuovo capitolo? I suoi personaggi riusciranno a rubarci il cuore?

“I miei personaggi hanno un difetto terribile: non sanno fingere. Portano addosso cicatrici ed errori con una dignità che trovo affascinante. Sono uomini e donne che indagano tra le proprie ombre, cercando una verità che non sia solo apparenza. Se cattureranno il cuore dei lettori? Beh, spero almeno che lo mettano un po’ in crisi. Dopotutto, la letteratura serve a questo: a ricordarci che siamo vivi, anche quando fa male”.

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