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Oschiri svela il viaggio introspettivo di Alessandro Fenu

Oltre i confini dell’Isola, l’artista sardo conquista l’arte contemporanea con un simbolismo che unisce le energie del cosmo alla tradizione millenaria

da Redazione
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Oschiri. Cosa succede quando la sensibilità di un artista incontra la solitudine magica delle alture di Oschiri? La risposta risiede nelle opere di Alessandro Fenu, anima pulsante del progetto Medados – Arte e Terra. Il suo profilo, delineato da trascorsi accademici e una ricerca personale incessante, emerge oggi come uno dei più interessanti nel panorama dell’arte contemporanea, capace di parlare un linguaggio che va oltre i confini del Mediterraneo. L’arte di Fenu è una preghiera laica alla natura. I suoi lavori sono intrisi di una sensibilità ancestrale: il contatto con la pietra non è mai solo fisico, ma spirituale. Ogni sua creazione sembra custodire un’energia antica, un segreto tramandato dal vento e dalle stagioni. È un’arte che chiede di essere toccata, respirata, vissuta, poiché in essa risuonano i battiti di una Sardegna eterna, lontana dai circuiti turistici e vicina al cuore dell’universo. Il simbolismo di Alessandro Fenu non è mai ermetico, ma accogliente: invita l’osservatore a riscoprire i propri sentimenti attraverso il calore della materia. I suoi manufatti sono frammenti di un tempo sospeso, dove il “sentire” conta più del “vedere”.Dopo aver analizzato la portata sociale e culturale della sua opera, è necessario scavare più a fondo. Per comprendere davvero cosa muove le mani di un artista che dialoga con la pietra e con il cosmo, abbiamo deciso di varcare la soglia del suo atelier.

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Verso il cuore dell’artista

Dopo aver analizzato la portata sociale e culturale della sua opera, è necessario scavare più a fondo. Per comprendere davvero cosa muove le mani di un artista che dialoga con la pietra e con il cosmo, abbiamo deciso di varcare la soglia del suo atelier. Abbiamo incontrato Alessandro Fenu che si racconta in un’intervista introspettiva a cuore aperto. Un viaggio tra le ombre del passato e le luci di una Sardegna che non smette mai di generare bellezza.

Il 2010 è per lei da definirsi un anno di svolta, il momento in cui la tua “nave” ha cambiato rotta. In che modo quella trasformazione interiore ha influenzato il suo modo di guardare la natura e come si è tradotta tecnicamente sulle sue tele? È stato allora che l’emozione ha iniziato a prendere il sopravvento sulla semplice forma figurativa?

“Nel 2010 dopo anni di artigianato in Sardegna decisi di iscrivermi all’ accademia di belle arti di Brera a Milano, percorso di studi terminato con laurea nel 2014,entrare in contatto con il fervore o “delirio” dell’ Arte contemporanea Italiana ed europea, Lo studio e la ricerca dei movimenti artistici più legati alla terra, alle sue forme e alla sua natura, ha fatto maturare in me un introspezione personale mirata sia all’ osservazione minimalista dei processi naturali, i quali tradotti in arte rappresentano forme dolci ,delicate e mai spigolose sia a ritrovamenti casuali di materiale d’ utilizzo come pietre, legni, ferro che rimandano ad una memoria naturale collettiva a quel processo di usura e fruizione legata dal trascorrere del tempo.l’ opera d’ arte funzionale penso si manifesta quando riesce a donare emozione ossia quando genera stupore e curiosità, si pensi alle grandi incisioni rupestri di circa 55000 anni fa’ rinvenute in Francia (roche-Cotard) o molto vicino a noi in Sardegna le necropoli di Cheremule (SS) con incisi i petroglifi antropomorfi, l’ uomo da allora ha iniziato a fare testimonianza concreta di sé, A tramutare le sue emozioni nella roccia ancestrale ea rappresentare l’ immagine collettiva. Sono sempre stato abbastanza legato alla astrazione della forma sia in pittura che in scultura, nel senso che mi trovo in sintonia con il processo creativo legato alla gestualità momentanea, alla performance,in riferimento di esempi pensiamo agli elementi naturali come il vento che soffia forte e rapidamente smette di soffiare, un temporale improvviso, La brina del mattino che dura poche ore e poi con il sole si asciuga, un seme che germoglia, una fiamma che divampa e poco dopo si assottiglia, attimi di vita”.

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La sua Sardegna non è quella dei poli turistici ovvi e scontati, ma quella dei ruscelli nascosti, delle pietre levigate e dei rami contorti dal vento. Come riesce a trasferire nei suoi lavori la “voce” di questi elementi e quanto è importante per lei che chi osserva un suo quadro una sua opera-istallazione possa non solo vedere un colore, ma quasi percepire il profumo delle erbe aromatiche e la rugosità della roccia sarda?

“Prendo spunto osservando e diventando parte integrante della natura stessa, in molte delle opere più recenti in scultura, recupero l’ oggetto che mi interessa soprattutto legno e creo simbiosi di forma e contenuto con materiali che modello, pietra ,ferro, terracotta donandogli concetti stabiliti.in passato nella serie di sculture dal titolo ” costellazioni dell’ essere” foravo a tal punto la pietra da renderla fragile ,facendo così penetrare la luce naturale nel suo ciclo diurno- notturno Terrestre, queste sono opere relazionali rappresentano la “liberazione oltre la materia della sua stessa figurazione”…..il trascorrere del tempo di un’essere che attraversa la propria vita a volte con difficoltà a volte con forza equilibrio ed energia” cosicché’ il foro nella pietra è piccolo quando si ha tensione e pesantezza la luce penetra meno diffondendo oscurità, il foro e grande quando si ha forza ed equilibrio e quindi il corpo Scultura è invaso di luce. E’ fondamentale che il fruitore ,quindi l’ osservatore percepisca attraverso i suoi sensi ciò che l’ opera afferma, e ciò a cui l’ opera rimanda a pensare, e’ importante il colore come un ricordo di un paesaggio locale o come affermazione diretta dell’ inconscio della memoria collettiva. E’ importante notare la relazione che si cela nel vedere la tridimensionalità di una scultura che “esplode” di luce naturale facendo vibrare nell’ osservatore stati D’ animo di contemplazione, di calma, di estasi”.

Alessandro, il suo legame con l’arte ha radici profonde, nate in una bottega di famiglia a Oschiri seguendo l’impronta di tuo padre. Se dovessi guardare indietro, qual è il primo insegnamento (tecnico o umano) che ha ricevuto da lui e che oggi, dopo il diploma al “Figari” e anni di ricerca, considera essere ancora il pilastro fondamentale della sua espressione artistica?

“Radici “innate” direi. Ho un ricordo di me bambino che osservo le grosse mani di mio Padre scolpire con abilità una figura femminile in pietra basaltica e dopo pochi attimi soffermarsi su un dipinto, uno dei suoi grandi paesaggi a scegliere il colore più in Sintonia per la sua poetica artistica. Il primo e unico grande insegnamento appreso da mio Padre è la costanza, la resilienza, e l’ umiltà verso qualsiasi tipo di pratica, sia che parliamo di vita, di passioni o di tecniche lavorative”.

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Oggi la sua arte sta varcando i confini dell’Isola, portandola a esporre in contesti prestigiosi come la collettiva di Ferrara. In un mondo dell’arte spesso omologato, quanto coraggio serve per restare “fuori dagli schemi” e quanto la sua identità di artista sardo l’aiuta a mantenere questa libertà espressiva così pura e selvaggia?

” Scultura lingua morta” di Arturo Martini, “L’ inferno dell’ arte Italiana” di Germano Celant, “Lo potevo fare anch’io” di Francesco Bonami, sono tutti degli  scritti che consiglio a chi vuole capire il sistema dell’ arte Italiana e europea dagli anni 40 ad oggi. Oltre che un infinita dose di coraggio e forza interiore serve tanta empatia e resilienza Penso che tradotto in poche parole il mio pensiero sia questo: Arte: “Intimo codice di sensibilità empatica “. L’ arte in Sardegna da un lato taglia il respiro perché ancora satura di tantum di preconcetti che deviano i percorsi, dall’ altro lato è terra fruitrice di energie forti e grande ispirazione,parlo così perché mi sento fortunato e forse lo sono….vivo e lavoro a stretto contatto con la natura traendo dai suoi processi la ricerca creativa, il bosco, le rocce, il vento, la luce, la terra il mio nido…. è tutto ciò, tutto questo enorme e piccolo universo che mi aiuta a generare opere e creare la mia vera originalità”.

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