Roma. Ci sono esperienze che non si programmano, ma che arrivano al momento giusto e lasciano un segno indelebile. Per Salvatore Caligaris, sedici anni, studente olbiese con una sensibilità culturale già matura e rara per la sua età, quell’esperienza ha un nome preciso e un indirizzo istituzionale di tutto rispetto: la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Acquiro, all’interno del Senato della Repubblica italiana.È qui che si è svolta la conferenza stampa di presentazione di Italyastheromandid, progetto culturale digitale che si propone di raccontare al mondo il patrimonio storico e paesaggistico italiano attraverso le radici della civiltà romana. Un’iniziativa ambiziosa, promossoùa dal giornalista Davide Sarsini, che unisce divulgazione, tecnologia e narrazione per restituire a un pubblico internazionale la profondità di un Paese che porta la storia dentro ogni pietra. E tra i presenti in sala, accanto a professionisti, accademici e figure istituzionali, sedeva lui: il più giovane ospite dell’incontro.

A portarlo lì è stata la curatrice d’arte e progettista culturale Daniela Cittadini, che lo ha scelto come rappresentante del CLE e Hub Letteratura, realtà alle quali Salvatore è profondamente legato. Un gesto di fiducia che il ragazzo ha saputo raccogliere con la discrezione e la consapevolezza di chi non dà nulla per scontato, vivendo ogni momento come un’occasione di formazione autentica.
Perché questa è, in fondo, la storia più bella da raccontare: non solo un giovane che partecipa a un evento importante, ma un ragazzo che sa ascoltare, osservare e tornare a casa con uno sguardo diverso su ciò che lo circonda. In un’epoca in cui alle nuove generazioni si tende a chiedere molto e a offrire poco, storie come quella di Salvatore ricordano quanto sia prezioso — e necessario — aprire spazi reali di partecipazione culturale ai giovani, anche e soprattutto fuori dalle aule scolastiche. Gli abbiamo chiesto di raccontarci quella giornata. Con le sue parole.

Salvatore, come ti sei ritrovato a sedici anni in una sala del Senato della Repubblica?
“È stato grazie a Daniela Cittadini, che mi ha scelto per rappresentare il CLE e Hub Letteratura. Un gesto che ho vissuto prima di tutto come un atto di fiducia umana, e questo per me ha avuto un peso enorme. Non capita spesso, alla mia età, di essere chiamato a partecipare a qualcosa di così significativo”.
Cosa hai provato entrando nell’Istituto di Santa Maria in Acquiro?
“Una sensazione immediata di peso — nel senso più bello del termine. Quegli spazi hanno storia dentro le pareti, e lo si percepisce fisicamente. Fin dai primi passi ho capito che quello che stava per succedere non era un evento ordinario. L’emozione era tanta, forse anche un po’ di timore, perché mi guardavo intorno e vedevo persone con anni di esperienza alle spalle. Poi, piano piano, quella tensione si è trasformata in curiosità e voglia di capire”.
Di cosa si occupa il progetto Italyastheromandid?
“È un progetto culturale digitale che vuole raccontare l’Italia attraverso le radici della civiltà romana: un viaggio nel tempo e nel territorio, pensato per un pubblico internazionale. L’idea non è semplicemente informare, ma narrare — usare strumenti contemporanei per mostrare come Roma continui ancora oggi a vivere nei paesaggi, nelle città, nell’identità italiana. Mi ha colpito molto questa visione: cultura e tecnologia che lavorano insieme per aprire una finestra sul passato rivolta al futuro”.
Cosa ti ha sorpreso di più della conferenza?
“Vedere da vicino quanto lavoro invisibile ci sia dietro un progetto culturale. Chi guarda il risultato finale non immagina la quantità di competenze, dialogo e collaborazione necessari per costruire qualcosa del genere. C’erano voci istituzionali, accademiche, giornalistiche — tutte diverse, tutte necessarie. È stata una lezione che nessun libro mi avrebbe potuto dare allo stesso modo”.
Cosa porti a casa da questa esperienza?
“Gratitudine, prima di tutto. E una consapevolezza nuova: che il dialogo tra generazioni diverse, tra competenze diverse, non solo è possibile ma è necessario. A sedici anni puoi sederti in quella sala, ascoltare, osservare, e tornare a casa con qualcosa che ti ha cambiato lo sguardo. Questa per me è stata esattamente quell’occasione”.