Cagliari. C’è qualcosa di simbolico nel fatto che Davide Siddi scelga il 29 maggio 2026 per tornare. Non è una data qualunque: è il ventesimo anno di attività di un artista cagliaritano che in due decenni ha esposto in Francia, lavorato per un marchio del lusso a New York, tenuto laboratori a Parigi e accumulato tre milioni di visualizzazioni su YouTube raccontando come si fa davvero un dipinto. Eppure Cagliari, la sua città, aspettava da dieci anni. L’attesa finisce al MuA di Sinnai, dove fino al 5 luglio Siddi presenta la sua quarantesima esposizione: più di sessanta opere realizzate negli ultimi cinque anni, alcune delle quali il pubblico conosce già, perché le ha viste nascere, pennellata dopo pennellata, proprio su quel canale YouTube che è diventato uno dei riferimenti italiani per chi ama l’arte e vuole capire come funziona davvero.

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Davide Siddi a Cagliari è una di quelle figure che sfidano le categorie
Non è un artista che usa i social per promuoversi, né un content creator che dipinge per fare contenuti. È un pittore nel senso più classico e artigianale del termine , uno che intaglia la carta a mano come si faceva secoli fa, lavora per committenti pubblici e privati, espone nei circuiti riconosciuti, che ha semplicemente deciso di aprire le porte del suo studio al mondo. E il mondo ha risposto. Tre milioni di visualizzazioni non si costruiscono con i trucchi dell’algoritmo. Si costruiscono con la stessa pazienza con cui si stende un acquerello: strato dopo strato, con la consapevolezza che la fretta rovina tutto. I suoi video non vendono sogni — spiegano la realtà del mestiere, i materiali, gli errori, il processo creativo nella sua forma più autentica. È esattamente per questo che funzionano.
Il curriculum degli ultimi dieci anni racconta un percorso fuori dal comune
Socio a vita della prestigiosa Fondation Taylor di Parigi ,riconoscimento riservato a pochissimi artisti internazionali, Siddi ha firmato le copertine degli album Bamboo delle Cartiere Fabriano, partecipato a due biennali di acquerello in Francia, realizzato quattro opere per la sede newyorkese di un noto marchio del lusso. Ha trascorso sette mesi in residenza d’artista ad Arzachena, sulla Costa Smeralda, dove ha portato a termine cento ritratti — uno straordinario esercizio di sguardo e di presenza. Ha collaborato con la scuola d’arte Les Petites Écuries di Parigi, dove ha condotto un laboratorio di Carnet de Voyage, quella tradizione tutta francese del diario di viaggio illustrato. Tutto questo mentre continuava a dipingere, a registrare, a condividere. Senza mai smettere di essere, prima di tutto, un artigiano della luce e del colore.





La mostra al MuA di Sinnai è quindi molto più di una retrospettiva
È un atto di restituzione. Siddi porta nel territorio del sud Sardegna, la sua terra, tutto ciò che ha raccolto in giro per il mondo: tecniche affinate, sguardi allenati, collaborazioni internazionali, riconoscimenti. Le sessanta opere in mostra non sono semplicemente quadri da guardare: molte di esse hanno già una storia pubblica, un video, un pubblico che le ha seguite nascere e che ora potrà incontrarle dal vivo per la prima volta. È questo il corto circuito più interessante dell’operazione: l’arte che parte dallo studio, attraversa lo schermo e torna alla fisicità della tela. Un percorso circolare che racconta meglio di qualsiasi manifesto cosa significa fare il pittore nell’era digitale — non cedere alla superficialità del mezzo, ma usarlo per approfondire, avvicinare, educare. Quaranta mostre, vent’anni di attività, tre milioni di visualizzazioni e un canale YouTube che continua a crescere. Davide Siddi dimostra che tradizione e digitale non sono opposti , sono solamente due linguaggi che, nelle mani giuste, raccontano la stessa storia. Affascinante…