Roma. Ci sono spettacoli che intrattengono e spettacoli che restano. Ho imparato a sognare, la nuova commedia firmata da Luca Giacomozzi — già autore e regista del fortunatissimo Si vede che era destino — appartiene decisamente alla seconda categoria. Sul palco, quattro interpreti di razza: Attilio Fontana, Claudia Ferri, Francesca Pausilli ed Emiliano Reggente. Quattro nomi, quattro personaggi, quattro vite che sembrano non avere nulla in comune e che invece si trovano ad abitare lo stesso spazio fragile e necessario: quello in cui ci si ferma, ci si guarda allo specchio e si decide — finalmente — di fare pace con se stessi.
Mirko, Bruno, Michela e Asia non sono eroi. Sono persone. Portano con sé errori accumulati nel tempo, desideri rimasti a metà, cadute dalle quali ci si rialza più lentamente di quanto si vorrebbe. Giacomozzi li tratta con la cura di chi conosce bene l’umanità nelle sue forme meno appariscenti: quella che non fa notizia, che non ha niente di spettacolare, ma che dentro di sé custodisce rivoluzioni silenziose pronte ad esplodere al momento giusto. La scrittura alterna ironia e commozione con un equilibrio che non è facile da trovare e ancora meno da mantenere per tutta la durata di uno spettacolo. Una battuta che fa ridere, una pausa che stringe il cuore, un finale che non risolve tutto ma restituisce qualcosa di più prezioso: la voglia di ricominciare.

Il teatro a Roma, quando funziona davvero, non racconta storie lontane da noi. Racconta la nostra. E Ho imparato a sognare lo fa con quella rara capacità di sembrare scritto per ciascuno degli spettatori in sala — come se Giacomozzi avesse spiato le nostre vite e ne avesse restituito una versione più vera, più coraggiosa, capace di guardare avanti senza fingere che il passato non esista. Amicizia, amore, perdita, rinascita: parole grandi che qui trovano la loro misura giusta, umana, concreta. Perché il coraggio, ci ricorda questo spettacolo, non è non cadere mai. È avere ancora la forza di rialzarsi — magari sorridendo, magari con le lacrime agli occhi, magari entrambe le cose insieme.