Telti. Ci sono traguardi che superano i confini della cronaca per diventare storie di vita, di sogni coltivati con cura e finalmente sbocciati sotto i riflettori internazionali. Si è appena concluso con un riscontro di critica e pubblico di eccezionale rilievo l’appuntamento alla Biennale Milano ArtExpo per Aurelia Nudda. L’artista olbiese, reduce dalle prestigiose sale di Palazzo Stampa di Soncino, ha portato il battito della Gallura nel cuore pulsante dell’arte contemporanea, confermandosi una delle voci più autentiche e vibranti del panorama isolano.
A volere fortemente la sua presenza è stato il noto critico d’arte Salvo Nugnes, figura di riferimento del settore e mentore per molti talenti, che ha saputo scorgere nel “segno” della Nudda quella rara capacità di fondere una forza ancestrale a una delicatezza introspettiva quasi commovente. Per Aurelia nativa di Bono e residente ormai da tempo a Telti, questa partecipazione non è stata solo una mostra, ma una tappa fondamentale di un percorso umano capace di tradurre il silenzio dell’anima in materia viva. L’abbiamo incontrata per farci raccontare l’emozione di questo viaggio.
L’arte come specchio dell’anima
Aurelia, osservando i suoi lavori si percepisce una tensione emotiva che va oltre il figurativo. Prima di approcciare la tela o l’argilla, segui un rigido progetto stilistico o ti lasci guidare da quell’urgenza creativa che sembra esplodere nelle tue opere?
«I miei soggetti nascono d’istinto. Non c’è uno studio a tavolino; è qualcosa di quasi “animalesco” riferito alla forza che mi preme da dentro. È una passione forte, un amore viscerale che sento scoppiare all’improvviso: un’immagine mi appare nella mente, la elaboro e sento il bisogno immediato di realizzarla, che sia dipinta su tela o tavola, o plasmata in un blocco d’argilla.»
Milano e il Palazzo Stampa di Soncino rappresentano una vetrina d’eccezione, un riconoscimento che molti artisti attendono per una vita intera. Cosa hai provato nel vedere le tue radici sarde dialogare con un contesto così prestigioso, specialmente dopo la chiamata di un professionista come Salvo Nugnes?
«Poter esporre in luoghi di tale importanza ha un valore immenso. Una vetrina come Milano credo che non possa che rendermi orgogliosa della strada che sto percorrendo, in cui credo fortemente e per cui ringrazio Dio ogni giorno della mia vita. La vita di un artista non è facile ma bisogna avere costanza, caparbietà e grande determinazione, come in tutte le cose d’ altronde. È necessario credere nei propri sogni affinché questi si realizzino ed io ci credo follemente con tutta la mia anima. Sono veramente emozionata e onorata di aver ricevuto questo invito dal critico Salvo Nugnes…ho già iniziato a fare il countdown.»
La critica spesso sottolinea questo tuo dualismo: un segno deciso, quasi fiero, che però non perde mai una sua intrinseca dolcezza. In che modo questa alternanza tra vigore e ponderazione rispecchia la donna e l’artista che sei oggi?
«Quel segno talvolta più marcato e istintivo, talvolta più ricercato e ponderato, fa parte della mia essenza. Si riflette nelle mie opere attraverso pennellate realistiche o gesti di getto, meno “apparentemente ragionanti”. È il riflesso della mia anima che si manifesta sia nella pittura che nella scultura: sono io, nella mia interezza, che fluisce direttamente nel lavoro finito.»
Oltre la tela: un messaggio di resilienza
L’esperienza milanese di Aurelia Nudda ci restituisce l’immagine di un’artista che non teme la fragilità, ma la usa come punto di forza. Il successo ottenuto è un tributo alla sua costanza e alla capacità di Olbia di esportare non solo bellezza, ma anche messaggi di profonda umanità.