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Daria Chuvaeva: da Olbia a New York, la luce che emoziona

Dalla carriera bancaria a Mosca alle gallerie internazionali: il viaggio introspettivo della fotografa fine art che sta conquistando Artsy e le capitali dell'arte

da Redazione

Olbia. C’è un filo invisibile che collega il rigore architettonico di Mosca alla luce vibrante della Sardegna. Quel filo è lo sguardo di Daria Chuvaeva, artista visiva nata nella capitale russa nel 1988 e ormai olbiese d’adozione. Il suo percorso è una metamorfosi rara: una laurea in Relazioni Internazionali e una solida carriera nel settore bancario abbandonate per seguire l’urgenza dell’immagine.

Oggi Daria non è solo una fotografa di architettura e interni stimata da riviste come National Geographic e Yacht Style; è un’artista fine art capace di trasformare lo spazio in un “diario senza parole”. La sua ricerca, esplosa dopo la nascita del figlio nel 2020, indaga il silenzio, la memoria e quella sottile linea tra presenza e assenza che definisce i suoi celebri “Inner Landscapes”.

Soft Descent
Memories

Un’ascesa globale: da Londra alla Grande Mela

Il 2025 si sta rivelando l’anno della consacrazione internazionale. Dopo i successi alla Brick Lane Gallery di Londra e alla Galeria Azur di Berlino, le opere di Daria hanno varcato l’oceano. Attualmente l’artista è protagonista a New York con la mostra fotografica “Optical Affairs” presso la Galeria Azur, esposizione che proseguirà fino a fine aprile, quando Daria parteciperà a una prestigiosa fiera d’arte contemporanea sempre nella metropoli statunitense. La sua visibilità globale è supportata anche dalla presenza su Artsy, il marketplace d’arte più autorevole al mondo, che ha inserito le sue opere, tra cui spiccano Soft Descent e Harmony , nel circuito dei grandi collezionisti.

Daria, il tuo lavoro viene definito come un “ponte” tra l’interiorità e l’osservatore. Come influisce la luce della Sardegna nel dare forma a questi tuoi paesaggi astratti?

“La fotografia per me è un diario scritto con la luce. Trasferirmi a Olbia nel 2016 ha cambiato radicalmente la mia percezione: la luce della Sardegna ha una purezza che invita all’autoriflessione. Nelle mie opere non cerco di documentare la realtà, ma di trasformarla in risonanza emotiva. Ogni immagine è un invito allo spettatore a entrare in un dialogo silenzioso con se stesso.”

Dalle mostre a Olbia fino alle gallerie di New York e alla vetrina mondiale di Artsy. Cosa prova un’artista nel vedere la propria intimità visiva esposta in contesti così diversi?

“È un’emozione profonda. Vedere le mie foto su Artsy o in gallerie a New York significa che quel linguaggio intimo e personale è diventato universale. Nonostante la scala internazionale, il cuore della mia ricerca resta lo stesso: trasformare l’esperienza vissuta in un’esperienza estetica che possa appartenere a chiunque la osservi.”

Qual è il messaggio principale che vuole trasmettere attraverso le sue foto nelle sue esposizioni, e come la sua serie contribuisce al tema della resistenza e della consapevolezza?

“Il messaggio principale che desidero trasmettere attraverso le mie fotografie è la possibilità di ritrovare un equilibrio interiore dopo aver vissuto esperienze traumatiche. Ho scelto di esporre l’immagine intitolata “Equilibrio” perché credo che, dopo qualsiasi trauma, la sfida più difficile sia proprio riconquistare una forma di pace dentro di sé. Con questa foto desidero offrire uno spazio visivo di quiete e sospensione: vorrei che le persone che hanno vissuto momenti difficili, guardandola, potessero—anche se solo per un istante—sentire riaffiorare quella pace interiore che spesso sembra lontana o irraggiungibile. In questo modo, la mia foto contribuisce al tema della resistenza e della consapevolezza, mostrando come la delicatezza, il silenzio e l’introspezione possano diventare forme profonde di resilienza. La resistenza, in questo senso, non è solo forza esteriore, ma la capacità di ascoltarsi ,accogliere le proprie emozioni e ritrovare un punto di equilibrio anche dopo essere stati spezzati”.

 Può raccontare un aneddoto o un momento determinante durante il suo percorso fotografico che ha influenzato la sua scelta artistica per questa esposizione?

“Un momento determinante nel mio percorso fotografico è avvenuto durante una fase di profonda trasformazione interiore, quando ho vissuto u a crisi personale che mi ha costretta a confrontarmi con le mie paure e fragilità. Scattare fotografie in quel periodo è diventato un modo per fermare il tempo e ascoltare le emozioni più intime. Da allora, ogni mia immagine si è trasformata in un piccolo diario emotivo, un ponte tra ciò che sento dentro e ciò che desidero condividere con chi osserva, e proprio questo approccio ha guidato la scelta artistica per questa esposizione”.

Al termine della mostra collettiva Sguardi in (Ri)scatto tenutasi ad Olbia in vista della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne dello scorso 25 Novembre, cosa pensa di aver trasmesso? Potremmo dire che fu una mostra molto impattante sotto il punto di vista emozionale.

“Mi piacerebbe che la mia fotografia diventasse per qualcuno una luce, un’ispirazione per ritrovare la forza di andare avanti e iniziare il proprio percorso di guarigione. Ogni percorso è un viaggio delicato e profondo: richiede tempo, coraggio e la dolcezza di accogliere sé stessi, fino a ritrovare quella pace interiore che ci riporta a sentirci completi e in armonia con la vita .Ricorda sempre: tu sei la persona più importante della tua vita. Abbi cura di te”.

Womans-Universe

 

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