Home » blog » Simona Farris. quando l’eccellenza sconfigge l’effimero

Simona Farris. quando l’eccellenza sconfigge l’effimero

Della Gallura ai riflettori dei grandi tour nazionali ecco la parabola di Simona Farris non è solo musica, è un’icona di stile intellettuale.

da Redazione
simona farris
Roma. C’è qualcosa di profondamente couture nella carriera di Simona Farris. Non è un abito confezionato in serie, ma un pezzo unico, cucito a mano con il filo d’oro dello studio e la seta grezza del sacrificio. In un’epoca dominata dall’estetica dei talent, dove la fama è un filtro di Instagram che svanisce al mattino, Simona rappresenta il nuovo lusso del panorama musicale: la credibilità. Originaria di Budoni, questa artista ha saputo trasformare il vento della sua Sardegna in un’estensione vocale di rara eleganza, capace di abitare con naturalezza i palchi televisivi più ambiti e i tour sold-out. Ma dietro quel portamento sicuro sotto le luci della Rai o accanto a un’icona come Noemi, si nasconde una narrazione che il mondo della “fama facile” tende a oscurare.
simona farris

La nota del  sacrificio: oltre il mare

Il successo di Simona non è stato un volo diretto, ma una traversata faticosa. Per realizzare il suo sogno, ha dovuto affrontare la sfida più dura per chi nasce in un’isola come la Sardegna: il distacco. Lasciare la Gallura, quegli orizzonti che profumano di mirto e casa, per immergersi nel grigio dell’asfalto continentale, significa strappare una parte di sé. È in questa solitudine costruttiva, tra le mura del Conservatorio di Frosinone, che il suo talento si è fatto diamante. La sua lode accademica non è solo un titolo, è lo scudo contro un mercato che vorrebbe i giovani talenti intercambiabili e senza radici.

L’arte del “Backing Vocal” quando conta la professionalità e  il carisma

Dimenticate il concetto riduttivo di “corista”. Nel mondo del grande pop, figure come Simona sono le architette del suono. C’è una maestria chirurgica nel saper intrecciare la propria voce a quella di una star, un equilibrio tra umiltà scenica e carisma vocale che solo una preparazione d’eccellenza può garantire. Che si tratti del funk-soul vibrante dei suoi idoli della black music o dalla solennità ancestrale di brani come “No Potho Reposare”.Simona non canta: abita la musica con un’eleganza che sfida la superficialità dei social.

Simona Farris e  glamour della verità

Oggi Simona Farris è il monito più glamour per le nuove generazioni: il vero lusso è il talento che non ha paura del sudore. La sua storia ci insegna che se la popolarità si può comprare con un algoritmo, la reputazione si costruisce nota dopo nota, chilometro dopo chilometro. È l’anti-talent per eccellenza: meno finzione, più vibrazione. Sveliamo con lei  il volto dietro la voce.  L’incontro con  Simona Farris vuole essere  un viaggio esclusivo nel cuore di chi ha scelto di non cercare scorciatoie, portando la Sardegna e la sua arte fin sopra le stelle più luminose dello spettacolo italiano.
simona farris

foto @simonaferris e @noemi

Le curiosità da rivolgere ad un’artista giovane e di grande talento come lei sono davvero molteplici: quanto lavoro c’è dietro una tournée,  il momento più emozionante?

“Il lavoro che c’è dietro è tanto. La preparazione al Tour Teatrale è più impegnativa rispetto ai concerti all’aperto. Per iniziare l’artista sceglie i brani da eseguire e il loro ordine, affiancata dalla figura del direttore musicale che prepara tutto il materiale utile per i musicisti e il live. Dopodiché si Iniziano le prove musicali, dove i musicisti con il direttore musicale si incontrano per provare e mettere a punto ogni dettaglio su ogni singolo brano come per esempio scegliere i suoni, scegliere il tipo di arrangiamento, le dinamiche e tanto altro. Nel frattempo la scenografa e l’ingegnere delle luci lavorano sulla realizzazione di altri aspetti scenografici. Si passa poi all’ultima fase cioè l’allestimento del tour, tutti i reparti tecnici e musicali si riuniscono in un posto dove tutto prende forma, in questo caso noi abbiamo utilizzato il teatro di Crema e siamo stati lì una settimana circa. Ci sono una serie di figure che durante lo spettacolo non si vedono ma che sono per noi fondamentali, sono tutti i ragazzi coordinati dal Direttore di Palco che lavorano prima del concerto per montare scenografia, luci e strumenti musicali. Ci supportano in ogni spostamento e sono la parte più importante perché ci permettono di concentrarci solo sulla musica e anche quando c’è un problema tecnico lo risolvono velocemente senza compromettere lo show. Dopo l’allestimento si fa la data zero e poi si parte con il tour. Sono state 14 date sparse per l’Italia in posti bellissimi, mi sento sicuramente arricchita da questa esperienza. Il momento più emozionante è stato sicuramente entrare al Palazzetto a Roma. Li ho visto tanti concerti e ogni volta speravo di poterci cantare su quel palco, credo di aver attirato a me questo sogno e quando sono entrata è stato bellissimo”.

Se c’è stato qualcosa che in qualche modo l’ha messa alla prova?

“Si in questo tour ce ne sono state 2 di cose che mi hanno messo alla prova, una bella e una brutta. Partiamo da quella bella e motivante. Al palazzetto avevamo tanti ospiti con cui cantare, Gigi D’alessio, Gabbani, Serena Brancale, Tiromancino, Carl Brave, Gaetano Curreli e Fabrizio Moro, una cosa bellissima, ma non sapevo esattamente cosa sarebbe successo fino alle prove svolte il pomeriggio prima dello show, era un po’ un incognita perchè non avevo mai cantato con la maggior parte di loro, e quando fai i cori per seguire bene il cantante principale diciamo che farci qualche prova può essere utile. Per fortuna mi sono preparata bene e ho portato a casa un buon risultato con calma e attenzione. Questo avvenimento mi ha fatto prendere coscienza del fatto che  l’esperienza accumulata nel tempo mi è servita e che anche i momenti di difficoltà se affrontati bene si posso superare con facilità. Il secondo momento di difficoltà è che mi sono presa una brutta influenza in un momento intenso del tour. Avevamo 3 date di fila e io sono arrivata alla prima già malata, perdendo addirittura la voce alla seconda. Purtroppo il freddo e le influenze stagionali non mi hanno aiutato, la fortuna ha voluto che avessimo 4 giorni di pausa che mi hanno permesso di curarmi”.

simona ferris

Le posso chiedere se già ci sono prossimi progetti?

“Sto cercando di realizzare uno spettacolo che mi piacerebbe portare un po’ in giro. Io sono una grande appassionata della musica Soul e delle cantanti della musica soul, come per esempio Whitney Houston, Anita Baker, Mariah Carey , Minnie Riperton  e altre… Mi piacerebbe mettere su un concerto dove poter cantare e raccontare questa musica. Spero di poterlo realizzare presto. Inoltre sto provando a scrivere altre canzoni e spero di pubblicare qualcosa a breve”.

Quali sono le canzoni a cui si sente maggiormente legata?

“Le canzoni a cui sono più legata sono, Glicine, per tutta la vita e se t’innamori muori. Mi fanno emozionare tanto e lei ci mette tanta passione quando le canta, quindi mi arriva dritta al petto”.

simona ferris

Cosa avrebbe voluto trovare sotto l’albero di Natale quest’anno, e un suo sogno nel cassetto a cui non intende rinunciare ?

“Niente di materiale. Probabilmente mi sarebbe piaciuto avere rapporti di amicizia più sinceri e senza invidia. Ma so anche che se ci sono stati non erano rapporti giusti. Il mio sogno nel cassetto ? Sicuramente continuare a fare questo mestiere e fare esperienze sempre più importanti”.

Potrebbe piacerti anche

Lascia un Commento